Alcuni sociologi sostengono che i nuovi network abbiano assecondato il bisogno di protagonismo. Credo che, soprattutto in un momento storico come quello che stiamo attraversando, queste piattaforme siano state invece la cassa di risonanza dell’unicità di voci intenzionate a raggiungersi. Nell’urgenza di affrontare lo smarrimento sociale, il dialogo con gli altri è irrimediabilmente cambiato: l’abbandono delle corazze professionali e culturali ha condotto all’essenza della relazione tra le persone.

Gli spazi virtuali non potranno più essere delle vetrine o dei tour guidati, ma “porte” da attraversare per scoprire la realtà dell’azienda che propone prodotti e competenze. Scegliere di rimanere in vita sul web comporta la disponibilità a mostrare la quotidianità degli uffici; significa concepire uno spazio in cui sviluppare una relazione tra chi lavora in un’azienda e i consumatori.

É legittimo avere delle resistenze a mostrare in Rete ciò che accade tra le pareti dei nostri uffici. La verità è che gli utenti vogliono andare al di là degli slogan pubblicitari e arrivare al cuore di un’impresa, percepirne il clima, ascoltare la voce dei dipendenti e vivere anche solo per pochi minuti il contesto in cui nascono i prodotti e le soluzioni che sceglieranno.

La relazione è fatta di visi, di gesti, di parole, di presenza. In Rete ciò si traduce in immagini che ritraggono veri momenti di lavoro, video e post che illuminano l’unicità dei contributi del singolo dipendente.

In tal mondo si offre fluidità all’unica relazione con cui gli utenti valuteranno lo spessore etico e professionale di un’impresa. Ciò comporta un cambio di strategie: mostrare e non confezionare, avvicinare e non adulare. Le aziende che persistono nell’adozione di transenne leziose e studiate per posizionarsi sul palco della superiorità e del controllo, rischiano di insinuare tra i clienti il sospetto che non ci sia alcuna voglia di trasparenza nei rapporti con l’esterno. Ciò non si armonizzerebbe neanche tanto bene con il tentativo di coinvolgere gli utenti in iniziative finalizzate all’ideazione o al lancio di nuovi prodotti.

Siamo tutti in Rete e con una partecipazione, più o meno attiva, esprimiamo ciò che succede nella nostra vita privata e professionale. Se un dipendente descrive su un forum il contesto lavorativo in cui trascorre le sue giornate o le difficoltà che incontra nel proporre le sue idee, sta raccontando un’esperienza diretta che più è obiettiva più sarà riconosciuta come autentica e quindi sostenuta e diffusa dagli utenti del forum all’interno degli altri network di loro interesse.

L’impeto di conoscere non si arresta più sulle pagine dei siti web, nelle strette di mano che precedono la consegna di un biglietto da visita o tra le proprietà vincenti e seduttrici di un prodotto. Se all’interno delle aziende mancano dei canali in cui far fluire idee, critiche e nuove prospettive, l’unica via di espressione è rappresentata dalla Rete. Ciò che però non è ancora ben percepito è che la Rete non è il luogo in cui si lascia un post così come si affida all’oceano la bottiglia in cui inseriamo una lettera. La potente capacità dei network di tessere collegamenti coincide con la probabilità che quel post venga letto da un collega e dopo pochi minuti sia noto anche alla Direzione. Il post lasciato in Rete può avere lo stesso impatto di un’affermazione pronunciata al microfono su un palco davanti al quale si trovano anche clienti e datori di lavoro.

Essere presenti nella “virtualità” della relazione con il mercato significa per le imprese offrire innanzitutto uno spazio in cui rispondere al naturale bisogno di esprimersi, conoscere, condividere e scegliere.

La verità è che all’interno delle aziende inizia a farsi sentire il problema di gestire persone che rappresentano due movimenti diversi: la generazione X, che dalla dimensione “reale” si è ritrovata a dover affermare la propria professionalità in Rete; la generazione Y (o Millennial generation), che dalla dimensione “virtuale” vuole atterrare in una realtà che presenta velocità e logiche diverse. É quindi evidente il bisogno di fare in modo che queste due diverse “direzionalità” possano integrarsi per creare una circolarità di conoscenze e azioni che siano fonte di evoluzione per le imprese.

Le nostre proposte rispondono a tale bisogno, si concretizzano in semplici iniziative che creano efficaci sinapsi tra i mondi off e on-line, e consentono alle aziende di acquisire gli strumenti e le strategie utili a essere Rete e in Rete.

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