L’area Forse tutti sanno che… è dedicata a concetti che in molti contesti aziendali si posizionano come pilastri intorno ai quali sono stati costruiti processi, analisi statistiche ed esperienze. Su questi pilastri sono state riposte aspettative, investiti budget, risorse e tempo. Le aspettative nascono con il legittimo intento di dare continuità e benessere alla vita di un’azienda. Desiderare che le aspettative siano confermate dal futuro comporta innanzitutto partecipare con massima cura ed attenzione a tutti i momenti che ci avvicinano all’esito atteso. Vuol dire interagire senza filtri con gli attori degli scenari sperati e rimanere costantemente in ascolto dei segnali che arrivano a portarci occasioni di conoscenza e crescita.

Gli effetti dolorosi della crisi che negli ultimi anni ha colpito persone ed imprese, convocano tutti a prendere consapevolezza di quanto alcuni aspetti del sistema economico siano ormai sganciati dalla realtà. Nell’emergenza di questa fase, le imprese continuano ad affidarsi a strumenti tanto sicuri quanto complessi e obsoleti; alcuni manager sembrano ancora troppo impegnati a pianificare meeting a porte rigorosamente chiuse:  luoghi in cui spesso regnano aridi narcisismi e compromessi politici. Se solo si provasse a far fluire il potenziale delle Risorse Umane in canali di evoluzione che si estendono oltre le pareti degli uffici, si scoprirebbero soluzioni che in breve tempo traghetterebbero le imprese in una più favorevole posizione economica. La perseveranza di strategie aziendali stancamente ripetute sta determinando una riduzione della motivazione e della produttività, uno svilimento del clima aziendale, un’ostruzione tra le vie di comunicazione interne e di quelle verso il mercato. La conseguenza più grave sarà l’esponenziale  perdita di contatto con i propri dipendenti e con i consumatori, con un acclarato appiattimento dell’intelligenza aziendale. Lo scrittore britannico Charles Leadbeater sostiene: “In passato eravamo quello che possedevamo, ora siamo quello che condividiamo. La gente non vuole più stare a guardare e ricevere passivamente prodotti e notizie. Vuole partecipare!“. Nel suo libro “We‐think: the power of mass creativity” spiega come le società del futuro non troveranno forza nella potenza industriale e nemmeno nelle risorse naturali a buon mercato, non saranno supportate dalla tradizionale ricerca scientifica, né dalle analisi di mercato. Il futuro appartiene a quelle società capaci di trattenere e sviluppare capitale umano creativo.

Noi abbiamo scelto di ascoltare le voci di persone che, possedendo il ruolo di dipendenti, consumatori e abitanti del presente, hanno espresso le loro idee e sostenuto iniziative che stanno spostando le coordinate del futuro economico. Con il contributo degli utenti della Rete abbiamo verificato la caducità di quei “pilastri” aziendali che sembrano ormai mantenere l’azienda nell’immobilità e chiusa dentro il passato. Dal continuo confronto con professionisti di diversi settori, è stato possibile identificare soluzioni per ripensare questi “pilastri” e “riposizionarli” in spazi aperti di partecipazione ed evoluzione. Nell’area L’onda che si diffonde presentiamo alcuni dei modelli da noi sviluppati con il fermo proposito di offrire alle Aziende, e a tutti coloro che vogliono rinnovare la propria professionalità, l’opportunità di realizzare iniziative che siano sincronizzate con il futuro atteso ed a cui tendere.

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