archivio

Archivio mensile:gennaio 2012

di Rosanna Del Noce

Il rapporto di Gartner  intitolato “Top Industries Predict 2012”, conferma la necessità di prestare un’accurata attenzione all’influenza dei Social Network nel determinare l’apprezzamento di prodotti ed aziende. Un interessante articolo pubblicato recentemente su Il Sole 24 Ore rivela che i dati emersi possono sollecitare, in particolare, un cambiamento di rotta di banche ed assicurazioni verso l’ambiente social.
Le compagnie assicurative stanno già compiendo un primo passo avanti con l’apertura di pagine su Google+, Facebook e Linkedin. L’intenzione è quella di presidiare network e canali per promuovere la loro presenza online. Anche le banche si stanno muovendo verso il social banking. Nel 2011 si è infatti registrato un aumento del 47%, rispetto all’anno precedente, del tempo che gli italiani trascorrono sui siti web degli istituti di credito.
Il crescente numero di transazioni online, e  le attività virali che emergono spontaneamente all’interno dei gruppi in Rete, ha infatti spinto numerose banche ad aprire pagine aziendali sulle piattaforme di social networking.  Alcuni istituti bancari, intuendo le coordinate che caratterizzano l’aspetto social della presenza in Rete, hanno anche pubblicato le foto delle famiglie dei loro impiegati su Flickr: tali immagini vengono scelte e rese pubbliche con l’auspicio sia di trasmettere un senso di armonia ma anche per evidenziare la volontà di dedicare una precisa attenzione ai valori della famiglia.
Mostrare immagini che ritraggono visi e momenti di quotidianità è una scelta che aiuta sicuramente a ridurre le distanze che ci separano da coloro che sono interessati a dare un volto “umano” all’azienda.  Quest’approccio indica l’interesse a soddisfare le esigenze che contraddistinguono la nuova sensibilità dei consumatori, specie quando questi ultimi devono investire il loro denaro in prodotti bancari e assicurativi.
Tali iniziative riducono l’ansia e il pregiudizio che sperimentiamo quando ancora non conosciamo chi davvero lavora dietro una proposta di investimento o una semplice offerta di consulenza finanziaria. Con queste strategie raggiungeremo probabilmente il risultato di attivare un primo contatto con i nostri interlocutori, ma non avremo dato ancora vita a quella dimensione in cui gli utenti possono interagire con le imprese che dimostrano di comprendere le potenzialità della presenza in Rete. In una recente intervista dichiaro infatti che il valore della Reciprocità sta acquisendo una forte valenza economica. Spiego come per troppo tempo abbiamo pensato che la relazione con i consumatori potesse essere alimentata da questionari con i quali tracciare le loro tendenze di acquisto ed eventi commerciali in cui sfoggiare effetti speciali e lussuosi catering. Tra noi e loro abbiamo così costruito transenne di distacco ed adulazione. Oggi invece siamo noi, aziende e professionisti, che dovremmo promuovere la qualità di interazioni ed ambienti che consentono ai nostri interlocutori di porre domande, attivare confronti e sapere cosa davvero ci distingue. In sintesi, dobbiamo agevolare il passaggio dal pregiudizio alla prospettiva. Questa scelta presuppone l’abbandono di una rigida adesione ai copioni aziendali e la disponibilità a permettere agli altri di sceglierci per ciò che davvero siamo e non solo per ciò che vogliamo vendere, per le nostre umane imperfezioni e i distintivi punti di forza. Oggi le persone non sono più interessate esclusivamente a comprare prodotti di tendenza o a fare affari con professionisti esperti, vogliono spazi di incontro nei quali sperimentare i benefici della reciprocità e dove poter partecipare, insieme alle aziende, all’evoluzione economica e sociale.

É ora di riportare alle aziende la qualità di una presenza in Rete capace di dare voce e continuità al rapporto con clienti e consumatori.

Per maggiori informazioni consulta le pagine dedicate ai progetti  La presenza dell’azienda in ambienti 2.0 e “The Collaborative Network©”

Contattaci   tobenetwork@live.it

Annunci

di Rosanna Del Noce

Un’indagine condotta da Cohn & Wolfe con la collaborazione di AstraRicerche e del Laboratorio di Ricerca Economica e Manageriale dell’Università di Udine mostra dati su cui è necessario riflettere perché rivelano che le aziende stanno ricalcando i passati modelli di comunicazione e, di conseguenza,  perdendo l’occasione di beneficiare del potenziale che la Rete offre a coloro che sono disponibili ad accogliere le nuove istanze del mercato. Secondo Luca Brusati, Coordinatore Scientifico del Laboratorio di Ricerca Economica e Manageriale dell’Università di Udine: “i dati suggeriscono che le aziende italiane stanno appena cominciando a considerare la comunicazione digitale come un’attività da svolgere in modo continuativo, e dunque da dotare di risorse umane e finanziarie ad hoc, coordinate in modo adeguato con le altre funzioni aziendali”.
Il 60% delle aziende dichiara infatti che la presenza nei digital e social media non ha determinato cambiamenti a livello di organizzazione interna, il restante 40% afferma che i cambiamenti organizzativi hanno quasi esclusivamente coinvolto l’area marketing e l’ufficio stampa. Solo in misura minima sono state coinvolte le aree commerciali e delle risorse umane.

Gli ambienti 2.0 offrono rilevanti opportunità quando riconosciamo la valenza di due importanti aspetti:
– se pensiamo che un social network sia uno spazio da utilizzare come una vetrina dei nostri successi e dei nostri prodotti, avremo realizzato l’ennesimo negozio on line, un luogo in cui gli utenti saranno solo testimoni delle iniziative proposte e si limiteranno a commentare qualcosa di già confezionato e deciso. Questo tipo di presenza nei canali 2.0 non esprime la capacità di un’azienda di rinnovarsi ma solo il tentativo di rinfrescare la propria immagine mantenendo un distaccato atteggiamento di superiorità. Oggi bisogna lasciare agli altri lo spazio per svelare il rapporto con prodotti e brand ma soprattutto le mutate tendenze di consumo: solo con tale approccio è possibile creare quel dialogo che attribuisce continuità al rapporto con i nostri stakeholders;
– se destiniamo budget e risorse in progetti finalizzati a promuovere la relazione con i consumatori, dobbiamo ricordarci di una verità inconfutabile e cioè che la relazione è essenzialmente riconducibile all’interazione diretta tra le persone e allo scambio di messaggi e contributi che ne esprimono l’unicità. Solo un evoluto coinvolgimento dei dipendenti nelle iniziative realizzate in Rete potrà quindi assolvere al ruolo di “presenza aziendale” e alimentare il rapporto con un mercato che prediligerà quelle imprese che sapranno aprirsi al confronto e sintonizzarsi sulle nuove frequenze della comunicazione.

Joichi  Ito, direttore del Mit Media Lab, è un imprenditore giapponese fra i più attenti all’influenza della Rete nelle relazioni socio-economiche. Nelle sue ultime interviste parla di “Democrazia emergente” ed attribuisce alle piattaforme di social networking un ruolo cruciale per questo fenomeno.
I consumatori sono attenti ai valori promossi all’interno delle imprese e non si accontentano più degli slogan ben congegnati. Rimangono sicuramente ancora colpiti da uno spot pubblicitario e saranno anche intenzionati a comprare il prodotto reclamizzato. Però prima di effettuare un acquisto si informano sui forum, leggono le recensioni di altri acquirenti e, soprattutto, entrano direttamente in contatto con i dipendenti di molte aziende. Se, ad esempio, scoprono che un’azienda non investe nella formazione del personale o dequalifica una dipendente perché è diventata mamma, la loro reazione andrà ben oltre la scelta di non acquistare i prodotti di quell’impresa e si concretizzerà con un’immediata divulgazione sulla Rete delle informazioni apprese. Adottano questo comportamento perché sentono la responsabilità di impegnarsi per il benessere collettivo e sono costantemente attenti a verificare la coerenza e la trasparenza delle aziende.
Come possiamo quindi dare torto a Joichi Ito quando ipotizza che la rete di relazioni, politiche, religiose, linguistiche unitamente a quelle etiche, porti ad una sorta di “seconda superpotenza”, un vero e proprio popolo capace di realizzare al suo interno un nuovo modello di società.
E’ ora di emergere e scoprire l’opportunità di introdurre le competenze della nuova area della Gestione del Potenziale in Rete.  E’ ora di accettare l’evidente necessità di accogliere modelli e soluzioni che riqualificano il modo di essere impresa per riaffermarsi con strategie puntuali nell’attualità culturale ed economica.

Contattaci   tobenetwork@live.it