Manager con il costume sotto…

di Rosanna Del Noce

Per alcuni esperti dei settori emergenti come la green economy il nuovo manager è fluido, conferisce priorità agli aggiornamenti che riceve in tempo reale, ondeggia e si muove in sintonia con le correnti delle moltitudini creative.

L’intelligenza collettiva ha affidato all’oceano della Rete i sensori di un’emancipazione che prende forma in spazi liberi da poteri esclusivi e attende l’ascolto e la reattività delle imprese. Rivela l’esigenza di nuove figure manageriali e l’inevitabile “run out” di logiche aziendali e leadership con cui non è più possibile tenere il passo di un’evoluzione che ha cambiato l’atteggiamento dei consumatori e che rischia di svelare tutta la fragilità di quelle imprese che non riescono a lasciar filtrare le nuove istanze del mercato.

Un evoluto coinvolgimento dei dipendenti è quella preliminare strategia che può evitare circostanze rovinose, la loro presenza nella Rete li rende sia esperti protagonisti che segnalatori tempestivi delle correnti che si muovono lungo le coordinate del presente e al ritmo incalzante del domani.

I surfisti sono costantemente in contatto con amici che da una costa all’altra si chiedono “Hai visto il meteo?” e non appena le previsioni annunciano l’arrivo di una mareggiata scatta il viaggio al cardiopalma fatto di centinaia di chilometri e poche ore di  sonno, sole in faccia, mute bagnate, ma soprattutto tante onde. Persone diverse fra loro ma che in acqua diventano tutte  uguali,  lì un bagnino non ha niente di diverso da un amministratore delegato: sono tutti sulla riva con la stessa speranza che cali il vento e che quell’onda che rompe al largo diventi liscia e perfetta per farli “scivolare” ancora una volta. Il surf non è solo divertimento, è una costante prova di equilibrio, coraggio e passione.

James Cook, il capitano scopritore delle Hawaii, fu la prima persona  a parlare delle tavole ricavate dagli alberi con cui i polinesiani  gioivano delle arrabbiature del mare, con l’espressione  “He’e nalu” gli isolani indicano ancora il gesto di scivolare sulle onde. Ne è passata di schiuma sopra le teste di fuoriclasse e principianti rapiti dalla bellezza di questo sport che gli   appassionati preferiscono definire più come uno stato d’animo che una performance atletica.

Il campione statunitense Kelly Slater ripete che “You’re done, once you’re a surfer you’re done”: una volta che diventi surfista è fatta, non si può tornareindietro, si cerca sempre un momento libero da dedicare alle onde e dopo qualche tempo ti accorgi di aver girato il mondo alla scoperta degli spot, ovvero i posti migliori dove attendere l’onda perfetta.

Nelle aziende c’è bisogno di manager con “il costume sotto” pronti a tuffarsi in mare e a scivolare sull’onda perfetta, magari quella alta che fa anche un po’ paura,  professionisti  disponibili a cadere ed a riprovarci con la grinta di chi non sa resistere all’ebbrezza di un salto nell’evoluzione.

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