di Cristina Savelli

Le organizzazioni aziendali oggi sono chiamate a ri-definire le proprie strategie di HR Management in sinergie efficaci con la struttura Marketing e non solo, a conseguenza del preciso impatto che ha provocato e provoca, l’evoluzione digitale e social del mercato.

Digitale e social non sono, ovviamente, sinonimi. E’ quindi utile ricordare, in sintesi, come siano differenti gli “attivatori”, quali esigenze soddisfano e quale siano le modalità di approccio. Con l’evoluzione digitale, l’insieme delle tecnologie che trasformano elaborano e gestiscono le informazioni, si è assistito ad un processo che ha portato ad una maggiore disponibilità degli utenti all’ “informarsi” utilizzando strumenti che, attraverso un potenziamento delle mappe cognitive e spaziali, ha favorito la capacità di attivazione e di scelta. Lo sviluppo dei social ha posizionato l’utente nell’ambito della comunicazione, favorendo l’esigenza di collaborare e condividere nella dimensione di una collettività che fa scelte di vita e di consumo responsabili e consapevoli.

Che tipo di ripercussione provocano questi fenomeni, ad esempio, nelle modalità di recruitment?

Molte aziende utilizzano già da tempo i principali strumenti social, fra tutti Linkedin, con una modalità che è stata definita “old fashioned web 1.0″, ovvero con strategie informative pubblicate sui social al fine di sfruttarne l’ampia diffusione ed un possibile “effetto virale”. I successi ottenuti con questa modalità sono buoni, innegabilmente, ma, con questo approccio, non si stanno estendendo le proprie attività coerentemente con gli “attivatori” dell’evoluzione social&digital e si rischia di perdere di vista le potenzialità di sviluppo, di relazione e di gestione che i social hanno nella gestione delle RU, anche successivamente alla fase di recruitment.

Alla base di qualsiasi approccio che l’azienda scelga fra quelli che rientrano nelle best practices (ad es., Peer to Peer Recruitment, Talent Communities, Referral Schemes, Reputation and Brand, ecc.), nelle quali, più o meno direttamente è coinvolto il collaboratore come sostenitore del brand, la domanda che sta alla base dovrebbe essere: Quali contributi vogliamo comunicare, condividere, per raggiungere la “collaborazione“?

Proponiamo due esempi, basati sul Social & Digital Recruitment Model created by Rosanna Del Noce, HR Manager 2.0 (CC Creative Commons). Vogliamo precisare che questo è il primo modello a livello internazionale che assegna al recruitment 2.0 una vera ed evoluta essenza social e digitale.

social&digitalrecruitment.001

Il focus che questo modello propone è centrato sulla definizione di modalità comunicative che attraggono l’attenzione e invitano alla condivisione, alla collaborazione, non esclusivamente da parte dei dipendenti, ma anche degli utenti, in piena sintonia con la co.evoluzione 2.0.

social&digitalrecruitment.002

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di Rosanna Del Noce

Venerdì 06 Giugno 2014 è stata presentata a Milano l’illuminante indagine realizzata da Weber Shandwick, multinazionale leader nel settore delle relazioni pubbliche.

L’indagine Employees Rising: Seizing the Opportunity in Employee Activism è stata effettuata con un sondaggio online su un campione di 2.300 dipendenti d’azienda di 15 diversi paesi del mondo.

Lo studio, focalizzandosi sul fenomeno dell’attivismo in rete dei dipendenti, indica a CEO, Social Media e HR Manager quali sono le leve per intercettare l’evoluzione di questo fenomeno e beneficiare di questo nuovo trend.

social-banner

Il report ha finalmente fatto emergere la mappa delle innumerevoli possibilità offerte alle aziende dai loro stessi dipendenti che con una partecipazione più o meno attiva sui social media possono favorire la brand reputazione e la qualità della presenza di un’organizzazione nella dimensione 2.0.

Dalle dichiarazioni degli intervistati emerge infatti che:

il 43% pubblica sui social media contributi video, messaggi ed immagini inerenti all’azienda per cui lavora

il 33% ha pubblicato e condiviso un commento positivo sulla propria azienda

l’11% ha invece condiviso dichiarazioni critiche e commenti negativi sull’azienda

il 10% ha condiviso sui social media commenti o contributi di cui si è poi pentito.

Questi primi dati confermano l’immenso potenziale in rete dei dipendenti. Un patrimonio di advocacy che, se ben ingaggiato, può rappresentare la voce e lo strumento più prezioso nella nuova economia di mercato 2.0.

Nel mio libro “CoEvoluzione 2.0 e Risorse Umane”, pubblicato da Franco Angeli Edizioni nella collana HRCommunity e presentato a conclusione dell’evento Employees Rising, sono descritti i concetti e i modelli operativi per la gestione del potenziale HR in rete.

Come ho infatti avuto modo di affermare durante l’incontro, l’evoluzione in corso ha cambiato le matrici culturali, relazioni e cognitive del mercato. Questi cambiamenti hanno segnato anche le nuove modalità di partecipazione dello staff di molte aziende. Questo potenziale può sicuramente diventare la rete dei connettori che veicolano online i messaggi che un’organizzazione vuole far arrivare all’esterno. Ciò, come ho precisato, è possibile solo se allo staff viene innanzitutto riconosciuto il ruolo sia di “segnalatori” di quelle correnti che guidano i comportamenti degli utenti/consumatori in rete che di “cocreatori” dei contributi da condividere e diffondere.

employees-rising-workforce-activism-spectrum

“Internet e i social media, afferma Linda Bulgheroni, managing director di Weber Shandwick, stanno cambiando le regole della comunicazione, restituendo ai dipendenti una voce amplificata. Questo è particolarmente vero per gli italiani, una popolazione che fa ampio uso dei social media – il 92% degli intervistati italiani ha un profilo sociale personale vs l’88% della media europea. Se paragoniamo i dati dell’indagine relativi al mercato Italia con quelli dell’Europa, ci colpisce infatti un potenziale di advocacy ancora più grande nel nostro Paese (36% di dipendenti PreAttivi vs 32%), ma tuttavia è inferiore la percentuale di proattivi, cioè quelli che già compiono tutte le azioni possibili di supporto all’organizzazione: 12% vs 18% europeo. Se consideriamo poi la situazione del mercato italiano – il 92% degli intervistati italiani contro il 84% degli europei dichiara di aver assistito recentemente a grossi cambiamenti sul posto di lavoro – si evince che in Italia ci sia un’urgenza maggiore di presidio del fenomeno, ma anche maggiori opportunità di intervento”.

L’evoluzione del mercato sta decretando il ruolo centrale di una collaborazione sinergica tra il dipartimento HR e coloro che, come Weber Shandwick, vogliono occuparsi sapientemente di Brand e Online Reputation.

 

 

 

 

 

 

di Cristina Savelli

Nel percorso di progettazione e pre-produzione del documentario per il saggio finale del corso alla Scuola di Cinema e Televisione di Milano, che ho concluso pochi mesi fa, ho incontrato un testo di Johan van der Keuken del 1974 (Aventures d’un regard, Editions Cahiers du Cinema, Paris, 1998. Trad. Alba Bariffi). Nel esplicitare il suo rapporto con la ‘realtà’, il regista sposta – in analogia con il suo percorso conoscitivo che avviene durante tutte le fasi di elaborazione del film documentario – il rapporto con la conoscenza, e a svolgere questo percorso chiama anche lo spettatore. Se questo sarà in grado di impegnarsi in un processo conoscitivo che potrà svolgersi nel dipanarsi della visione del film, potrà giungere ad una conoscenza diversa da quella veicolata dal sapere accademico, in cui è la ‘realtà’ ad essere portata allo spettatore, sovente correlata da una serie di a-priori trasmessi, più o meno consapevolmente, allo spettatore.

E aggiunge: “Per me, in astratto, questo corrisponde all’idea di democrazia di base in cui, finalmente, tutti hanno la stessa posizione di partenza di fronte al sapere e in cui il sapere non arriva dall’alto ma viene acquisito in quanto parte di una realtà che, in linea di principio, è accessibile a tutti.

Questo concetto del ‘sapere’ legato ad una ‘realtà accessibile a tutti’, è straordinariamente attuale, amplificato dagli ambienti 2.0 e dalle nuove tecnologie.

La ricerca del ‘sapere’ è diventata individuale e attiva, favorita dallo scambio con persone che hanno già usufruito di quella conoscenza (prodotto, servizio, ecc.) e che, liberamente, rilasciano le loro impressioni, informazioni, valutazioni sul web, a disposizione di chi voglia usufruirne.

Di più.

E’ ufficiale l’acquisto da parte di Google di WAZE (dal sito italiano: Waze è l’applicazione gps per evitare il traffico, basata sulla community più diffusa e in veloce crescita nel mondo! Presto, unisciti agli altri guidatori nel tuo territorio, per condividere in tempo reale informazioni sul traffico e aiutare tutti a risparmiare tempo e benzina, durante la guida di tutti i giorni) per una cifra non resa pubblica ma che si stima possa essere superiore al miliardo di dollari.

Perchè un così alto l’interesse per questa app, considerando che anche Facebook e Apple erano fortemente interessati all’acquisto? Come funziona realmente WAZE?

velocità2WAZE è un app ‘sociale’ di navigazione e traffico, che fornisce indicazioni agli automobilisti. WAZE raccoglie i dati dal GPS dell’utente per generare in tempo reale i dati sul traffico. Oltre a questo, gli utenti condividono i rapporti sugli incidenti stradali, le ‘trappole’ della polizia, o qualsiasi altro tipo di pericoli naturali che si incontrano sulla strada. WAZE è una comunità totalmente definita dagli utenti e di utenti WAZE ne ha, al momento, 50 milioni. E’ chiaro che Google, che ha già fortemente investito nella sua posizione sulla base di servizi di navigazione di Google Maps per fornire mappe, indicazioni, vista stradale, ecc., prevede di integrare le informazioni sul traffico in tempo reale utilizzando la comunità di utenti.

Ma qual è il punto di forza di questa app? In sintesi possiamo dire che la potenza dell’applicazione risiede nel fatto che gli utenti non inviano messaggi ad un centro che registra i loro dati e neanche interagiscono con un brand, ma interagiscono fra di loro: ogni utente vuole sapere, così come tutti gli altri, in tempo reale qual è il migliore percorso per giungere a destinazione.

La realtà oggi è che si sono ampiamente consolidati modalità relazionali people-to-people che si fondano su valori come la reciprocità e il benessere.

Il concetto di reciprocità e della sua valenza economica, è stato già anticipato in un nostro post dello scorso anno ed è ampiamente analizzato e discusso da Rosanna Del Noce nel suo libro, Coevoluzione 2.0 e risorse umane. Le strategie per essere un’azienda 2.0, pubblicato da Franco Angeli nella collana HR COMMUNITY.

Ma cosa accadrà nelle aziende che si troveranno a relazionarsi con un mercato che sarà (ed è) 3.0?

Come cambieranno le organizzazioni per porsi in un nuovo flusso relazionale in cui non sarà più sufficiente monitorare la soddisfazione del cliente con questionari o con statistiche di accesso al proprio sito aziendale o al proprio account sui social network?

È ora di far evolvere il potenziale aziendale con i progetti di coevoluzione 2.0

di Rosanna Del Noce

La Share Economy ha precursori che oggi si godono il trionfo meritato dei pionieri. Zipcar, per esempio, ha ideato la condivisione dell’auto elettrica ma ha soprattutto avuto il potere di far sentire sorpassato il vecchio concetto dell’autonoleggio, puramente mercantile. Zipcar ha creato uno spirito di comunità fra i suoi iscritti, spesso ambientalisti: le auto vengono così restituite in ottimo stato e pulite a dovere. Eatfeastly e Yerdle sono altri due esempi di come l’aggregazione sia uno degli elementi chiave del successo della Share Economy.  Eatfeastly.com si propone come occasione per “mangiare festosamente”, evocando banchetti d’altri tempi, mentre Yerdle.com è “il luogo magico” dove condividere gli oggetti personali con gli amici.

airbnbNell’articolo “How The Share Economy  Will Change The Way We Do Business”, Scott Annan suggerisce di fare attenzione all’importanza dei micropreneur nella Share Economy e, per spiegare il ruolo che avranno nell’economia mondiale, ricorre al concetto di “spare capacity”.
Per spare capacity si intende la quantità disponibile di un prodotto o di una risorsa. Questa quantità varia al variare del rapporto tra domanda ed offerta. Da questa definizione risulta chiaro il ruolo di cuscinetto di sicurezza del mercato della spare capacity: quando la domanda cresce improvvisamente (nel caso del gas, ad esempio, potrebbe essere un’ondata di freddo anomalo), si ricorre alle scorte di spare capacity accumulate.
Nel suo articolo, Scott Ann sostiene che sempre più persone si percepiscono come potenziali imprese, ovvero micropreneur, che capitalizzano la propria space capacity, impiegando le proprie risorse, come auto, case e tempo libero, che rimangono in parte inutilizzate.
Airbnb è un portale peer-to-peer che in oltre 190 paesi mette in contatto proprietari di appartamenti che hanno spazi e stanze da affittare con persone che cercano posti dove soggiornare. Grazie a questa forma di economia nota come “consumo collaborativo” si sono sempre più diffusi i micropreneur, ovvero micro-imprenditori che risparmiano e guadagnano denaro utilizzando al meglio la loro spare capacity, ovvero i loro beni.

Uno degli elementi alla base dello sviluppo del consumo collaborativo è sicuramente la disponibilità a concedere fiducia agli estranei. Rachel Botsman, autrice del libro What’s mine is yours, vede in questa tendenza un “trasferimento di poteri”. Infatti, nel suo ultimo intervento al TED (video), oltre a spiegare le motivazioni di questa sua  lettura, dichiara che intende trasformare questo trend in un movimento globale, che si muova dalla consapevolezza di ritrovare quell’universale senso di umanità, rimasto sopito fino ai recenti scenari economici. Questo nuovo modo di percepire il proprio ruolo di consumatore, sta cambiando il modo di pensare alla domanda e all’offerta: dall’opportunità di una transazione si privilegia la qualità di un’esperienza.

trust
Questa tendenza si sta propagando in ambiti differenti, dai beni di consumo primari alle proposte per il tempo libero. L’evoluzione in corso sta attraversando ogni sfera della nostra quotidianità e tocca il singolo individuo nella misura in cui fa parte di una comunità.

Nel concetto di coevoluzione che ho elaborato a seguito di alcune analisi che ho presentato precedentemente in questo blog, punto l’attenzione su un aspetto chiave: la coevoluzione si manifesta quando i soggetti coinvolti sono messi in relazione dalla risonanza di intuizioni e scelte che, consapevolmente o inconsapevolmente, li porta ad evolversi insieme.

Nel mercato caratterizzato sempre più da consumatori 2.0, aperti ed interessati alla qualità relazionale di un’esperienza, crescono le risorse messe a disposizione da utenti che, grazie anche a riconosciute qualità personali, stanno infoltendo la popolazione di micropreneur.

E’ ORA DI VEDERE che le aziende hanno una ricchezza 2.0 ancora inutilizzata e che questa ricchezza è connessa con la singolarità, l’energia e l’entusiasmo di tutte le persone che vi lavorano: i micropreneur che possono trasformare in capitale le risorse delle imprese.

Secondo il rapporto del McKinsey Global Institute intitolato The Social Economy: Unlocking Value and Productivity through Social Technology questa ricchezza ha un valore stimato di circa 1.000 miliardi di dollari.
In questa cifra non sono quantificati nè quantificabili, tutti i benefici che potrebbero sorgere dall’impiego del potenziale aziendale 2.0, in quanto gli strumenti valutativi impiegati si basano su parametri che si limitano ad analizzare il valore delle  transazioni commerciali e non hanno la versatilità per valutare come la forza dell’aggregazione stia delineando scenari economici con differenti indici, quali il consenso, la fiducia, la relazione.

Di conseguenza, in un mercato 2.0 la reputazione non può essere veicolata esclusivamente dalle tradizionali strategie di marketing. I più evoluti esperti di marketing e comunicazione sanno che oggi la reputazione ci precede e che è costantemente influenzata dalla qualità umana di dirigenti, impiegati e collaboratori che lavorano dietro ad un brand. La reputazione di un’azienda dipenderà dalla qualità relazionale che, realmente sperimentata e sostenuta all’interno della stessa azienda, darà spazio ad una circolarità tra mondo reale e virtuale, tra esperienza off e on line.  La reputazione di un’azienda passa dalle opinioni delle persone con cui i dipendenti e collaboratori hanno condiviso, ad esempio, un viaggio in macchina, la scelta di una vacanza, il confronto su un’idea, l’adozione di un cane, un progetto lontano da casa, ecc.

Come afferma la Botsman “è cambiato il sistema dei valori. Invece di consumare per fare a gara con i vicini, ora le persone consumano per conoscere i vicini”.

È ora di far evolvere il potenziale aziendale con i progetti di coevoluzione 2.0

Front+cover+picdi Rosanna Del Noce

Il Global Trends Report 2013 mette in evidenza le tendenze a cui il mondo imprenditoriale deve fare attenzione se vuole rimanere al passo con i mutamenti dei modelli di scelta e consumo. Ecco qui di seguito i principali trend che caratterizzano i prossimi scenari di mercato:

- Tutto è social: le nuove generazioni e il loro mondo digitale invadono gli scenari economici
Mobile e connettività giocheranno un ruolo sempre più decisivo nel futuro contesto imprenditoriale: l’evoluzione dei media ha modificato la comunicazione, e quindi le relazioni, spostandola da una modalità one-to-many ad una modalità many-to-many. Gli attori che giocheranno un ruolo fondamentale in questo nuovo scenario sono le persone che lavorano all’interno delle aziende. Sono loro infatti i primi interlocutori e testimoni di realtà imprenditoriali che oggi i consumatori vogliono conoscere dall’interno e non mediante spot e iniziative commerciali.

- Il consumatore sta vincendo la lotta per l’affermazione di nuovi valori economici e sociali
Nell’economia “senza proprietà” cresce lo shared-with-me, ovvero la preferenza verso le esperienze che possono essere condivise e che siano anche socialmente utili. Questo trend ha origine nel rafforzamento di un senso di collettività, descritto da ToBeNetwork, alla fine del 2011, che ha segnato anche l’obsolescenza del senso di appartenenza aziendale e il contemporaneo diffondersi del sentimento di vicinanza professionale.

-Tutto è distribuito: la mobilità della produzione e dei consumi
Aumenta la distribuzione degli strumenti e delle risorse per acquisire e creare valore. Sempre più distribuiti anche il lavoro e la produzione di energia, mentre le piattaforme didattiche di massa  rivoluzionano l’istruzione. Meno controllo, più serendipità e sincronismo segnano i nuovi processi di conoscenza e confermano le potenzialità economiche del modello di Social CoTraining proposto da ToBeNetwork, come strumento da implementare nell’azienda.

- Guerre geopolitiche: la lotta per il controllo del futuro
I Brics e le altre economie in forte espansione, saranno i protagonisti del controllo economico e dello sviluppo sociale. Si profila uno scenario con un mercato multipolare, basato su economie, sistemi sociali e politici enormemente differenti. Cala la fiducia nei Governi, cresce nazionalismo e il potere dei cittadini.

social-trends-thumb11392504

- L’escalation dei conflitti per le risorse: da un mondo di abbondanza a un mondo di scarsità
In futuro avranno un ruolo fondamentale le nuove tecnologie e la revisione dei modelli di consumo: con molta probabilità saranno le imprese, e non i Governi, a fare da traino.

- Le imprese prendono l’iniziativa: dal profitto al progetto sociale
Progetto sociale significa sostegno e sviluppo di un illimitato mercato di efficienti scambi di tempo, spazi, risorse, beni, etc. Molte imprese stanno rispondendo a questo nuovo trend con iniziative sociali che ricevono il gradimento di stakeholders, dipendenti e consumatori. Questo traguardo sarà alla portata delle aziende consapevoli della necessità di dotarsi, prima di tutto al proprio interno, di una cultura e di una vision sociale che rispetti le istanze della coevoluzione 2.0

- La sfida della sicurezza
La conoscenza e l’informazione sono fonte di evoluzione e vantaggio competitivo. In questo cyberspazio aperto ed esteso, la sfida è creare e sostenere network abitati da persone che sviluppano un senso di comunità che difende da attacchi esterni ed evita la dispersione di informazioni.

- Il sistema finanziario cambia volto
Le imprese cercano nuove soluzioni di finanziamento e i consumatori alternative. Fra le tendenze già attuali ci sono aziende ed organizzazioni, come i L.E.T. – Local Exchange Trade, che non usano contanti e che hanno rimesso in moto il sistema del baratto e delle valute complementari. Le chiavi d’accesso a questi sistemi sono la fiducia, il senso di collettività e la condivisione responsabile.

Per rispondere al meglio a queste tendenze è necessario rivedere alcuni modelli imprenditoriali, comprendere la centralità strategica dell’area HR e dei dipendenti, focalizzarsi su priorità come l’integrazione culturale tra X e Y Generation e l’acquisizione di una visione aziendale sintonizzata con l’ecosistema 2.0.

di Rosanna Del Noce

Obama_elections2012_twitter“Four more years” di  Barack Obama è il tweet d’oro dell’anno  2012. Come specificato nello  speciale L’anno 2012 su Twitter  “Prima di salire sul palco per affermare la propria vittoria elettorale, il Presidente Obama ha rimarcato il successo via Twitter. Nel giro di poche ore questo Tweet è diventato contemporaneamente il più ritwittato del 2012 ed il più ritwittato di sempre, inviato da persone di oltre 200 paesi del mondo”. Nessun grande evento è sfuggito al megafono sociale di Twitter. Nel Battito del Pianeta vengono infatti ricordati momenti che, come le Olimpiadi di Londra, l’esibizione delle Spice Girls durante la cerimonia di chiusura per le Elezioni USA, l’uragano Sandy e la scomparsa di Whitney Houston, hanno prodotto il maggior numero di tweet e retweet.
Da registrare sempre nel 2012 il nuovo primato della media di tweet giornalieri: 175 milioni. La visione del Grande Fratello e American Idol o delle puntate italiane di X-Factor e Italian’s got talent, scatena l’incessante susseguirsi di hashtag e messaggi. Nella sezione Nuove Voci il team di Twitter dà il benvenuto ufficiale a nuovi ed illustri iscritti tra cui @Pontifex, @NicolasSarkozy, @Pele e @BenAffleck. Tra le tendenze tecnologiche il primato è dell’app Draw Something, un gioco sociale per smartphone e tablet. La regina delle app è seguita dai termini Mini, l’iPhone 5 e il Kindle.

Sul fronte YouTube il video più cliccato è del rapper coreano Psy che con il suo Gangnam Style si aggiudica un miliardo di visualizzazioni e la fama di star planetaria. Al secondo posto troviamo invece 5 ragazzi che suonando una sola chitarra danno vita all’inedita cover di un famoso brano.
Medaglia di bronzo per il video Kony 2012 con cui si chiede la cattura del criminale di guerra ugandese Joseph Kony. Al quarto e quinto posto troviamo la prevista presenza di Justin Bieber e Barack Obama anche se per quest’ultimo il successo di visualizzazione spetta in realtà alla parodia rap del suo scontro con Mitt Romney. L’ironico video per il lancio della tv belga TNT occupa il sesto posto e con l’invito a schiacciare il pulsante “push to add drama” tocca quota 40 milioni di visualizzazioni. Il settimo e l’ottavo posto sono occupati da “Why you asking all them questions” di Spoken Reasons e “Crystallize” di Lindsey Stirling. Al nono posto si piazza il video più commentato: nel documento “Facebook Parenting” un padre legge il post con cui la figlia critica i genitori su Facebook.

felix-baumgartner-wallpaperL’ultimo posto della top ten di YouTube è del tachicardico lancio da 39 chilometri d’altezza con il quale Felix Baumgartner  ha superato la barriera del suono.

Oggi, 30 Dicembre 2012, si è spenta a Roma la Signora Rita Levi Montalcini. Qualcuno su Twitter ha appena scritto “103 anni di cultura e conoscenza si sono spenti”. A questo tweet desidero rispondere con la stessa viva speranza con cui tra poche incontreremo il 2013… e dire che l’intelligenza nobile fa evolvere il suo impegno a luci soffuse e lascia tutto ben acceso.

di Rosanna Del Noce

In un recente articolo del Wall Street Journal l’editorialista Michael Malone ha spiegato che durante l’ultimo mezzo secolo ci siamo abituati ad assistere alla contrapposizione tra le discipline scientifiche, necessarie allo sviluppo dell’economia industriale, e quelle umanistiche, in costante declino perché ritenute inadatte a gestire gli investimenti finanziari, curare le malattie, risolvere le controversie legali di un’azienda, o andare sulla Luna. Questa convinzione è ed era infondata già allora, perché sulla Luna ci metti piede solo se alimenti il desiderio di oltrepassare un limite. Nello stesso articolo Malone riporta una frase pronunciata recentemente da Santosh Jayaram, fondatore di Daemonic Labs ed ex Vice Presidente delle Business Operations di Twitter,“i laureati in inglese sono esattamente il tipo di persone che cerco di assumere”. Jayaram ha precisato che i tecnici e i programmatori gli servono per progettare e costruire i prodotti, così come i manager e gli avvocati, per far funzionare l’azienda. Senza i laureati in inglese, però, non si partirebbe neppure. I dipendenti con una cultura umanistica, infatti, hanno il compito fondamentale di capire quali sono le nicchie del mercato non sfruttate, quali sono i sogni e i bisogni della gente, e quali idee potrebbero soddisfarli. Da queste affermazioni sembrerebbe che attribuire un maggior peso agli specialisti delle discipline umanistiche possa risollevare l’economia. In verità le competenze umanistiche prima di essere destinate a trovare soluzioni per vendere dei prodotti, dovrebbero poter rileggere la storia delle aziende ed attualizzarne la presenza sul mercato. Le imprese sono infatti sempre più esposte ad uno sguardo globale che non esita a decretarne la sopravvivenza. Questo sguardo si muove con logiche che sfuggono al controllo e, proprio per tale motivo, viene percepito come misterioso e complesso.
Per comprendere in che modo il senso di “individualità globale” sta cambiando gli scenari sociali ed economici  bisogna iniziare a calarsi in un mondo da scoprire istante dopo istante: il mistero della complessità attuale non si può svelare utilizzando scorciatoie di conoscenza rappresentate da interpretazioni già date a scenari trascorsi. Ciò che si sta muovendo intorno a noi è molto più della realtà che abbiamo davanti ai nostri occhi o nella nostra memoria.
Le ragioni del fallimento di molti progetti imprenditoriali derivano infatti dall’impatto degli atteggiamenti mentali conservatori con il processo evolutivo in corso.
Questa sfida è certamente complessa perché comporta lo sforzo di rimettersi in gioco e di rivedere le logiche che per lungo tempo hanno presidiato strategie ed organizzazioni aziendali.
Nel suo libro Vivere con la complessità Donald A. Norman, psicologo ed esperto di design, attribuisce alla complessità l’aspetto coinvolgente e positivo della modernità a patto che l’approccio sia funzionale all’obiettivo di renderla più comprensibile e non di rimuoverla.
Norman afferma, infatti, che “Quello che molte persone non riescono a capire o ad intravedere, e tra questi ci sono coloro che dovrebbero cambiare le cose, è che la tecnologia non sta esclusivamente permettendo di fare in modo semplice una cosa prima complicata: la tecnologia sta attivando nelle persone un approccio nuovo, più articolato e inedito alle idee e alla creatività. Ciò che non si riesce a comprendere, interpretando ogni innovazione esclusivamente come un aggiornamento, è che stanno nascendo nuovi modi di raccontare, di concepire una necessità, di costruire la qualità e di percepire la felicità”.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.